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memorie, segni cancellati

Letterio Consiglio da sempre scarta dalla pittura l’evidenza ingannevole, propendendo per un rigore che procede per via d’astrazione verso un’analisi obiettiva. Egli fonda il proprio operato sul dialogo problematico con la forma, concentrandosi sul processo e dando luogo a un’esperienza estetica. Rinunciando al portato allegorico e simbolico, la sua ricerca sulla struttura dell’immagine non cede mai all’informe. Muovendosi sulle tematiche tanto care in quegli anni, Consiglio riafferma il valore della percezione che aveva caratterizzato la ricerca visuale e, senza escludere la fisicità della pittura, ritrova i tempi lenti della lettura di un’opera, focalizzando la percezione sulla prassi primaria del dipingere. Nel suo procedere cogliendo la natura percettivo-cognitiva del testo pittorico, l’artista approda a una costruzione di senso del rapporto pittura/superficie intensificata dalla inclusione della fotografia riecheggiante un luogo della memoria, la rievocazione della storia passata circoscrivibile in un’immagine intrisa di significato.
I lavori di Letterio Consiglio, presentati oggi a Gibellina, rientrano in un’indagine sulle possibilità del segno, ma anche sul concepire il dipinto come fosse un iper-testo facendo emergere la valenza semantica dell’opera. Che poi il segno sia più o meno percettibile, questo ha sempre la funzione di fornire delle qualità alla superficie, qualità disponibili a un occhio attento che sappia passare dalla mera percezione alla elaborazione di un pensiero, di un ragionamento sul valore linguistico della superficie e sul valore aggiunto, in questo caso, del riconoscere un luogo della memoria che solo una fotografia sbiadita può restituirci, sfuggendo così da un presente saturo di immagini attraverso una riduzione geometrica che rimanda anche alla geometria dei luoghi del vissuto costruiti dall’uomo

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