La progettazione grafica di un marchio istituzionale rappresenta un esercizio di sintesi visiva, capace di racchiudere in un unico segno l’identità culturale di un luogo, le sue radici storiche e il patrimonio artistico che custodisce. Un segno destinato a imprimersi nella memoria del visitatore, evocando le suggestioni e le testimonianze incontrate lungo il percorso espositivo. Nel caso della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, questa sfida assume una particolare complessità: sedici secoli di arte e bellezza, dal V secolo fino ai giorni nostri, da raccontare attraverso un linguaggio visivo unitario. La ricerca iconografica ha rappresentato, pertanto, una fase fondamentale del progetto, attraversando opere marmoree, dipinti, sculture, ceramiche e tessuti appartenenti a epoche differenti. Un universo di forme, stili, simboli e memorie che richiedeva un marchio capace di attraversare idealmente la storia dell’arte, stabilendo un dialogo tra tradizione classica e sensibilità contemporanea.
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Da questa riflessione prende forma un’identità visiva che affida alla tipografia il compito di interpretare e restituire la ricchezza del patrimonio museale. La scelta ricade sul carattere Didot, legato alla tradizione tipografica di Firmin Didot e alla sua elaborazione alla fine del XVIII secolo. Un carattere dalla forte personalità, espressione di equilibrio, eleganza e rigore formale, le cui linee raffinate evocano il classicismo dell’arte tipografica. È proprio all’interno di questa struttura che il progetto introduce un linguaggio contemporaneo: le grazie, i contrasti tra pieni e sottili e gli occhielli delle lettere diventano elementi di una reinterpretazione grafica, nella quale alcune forme si trasformano attraverso nuovi pieni e rapporti visivi. Il carattere originario si apre così a una dimensione moderna, dando vita a un marchio in cui la memoria storica convive con il dinamismo del presente.
«Il risultato è un segno identitario che interpreta la natura stessa di Palazzo Bellomo: un luogo in cui epoche, linguaggi e testimonianze artistiche differenti convivono e dialogano tra loro. Il marchio non intende rappresentare una singola opera o un preciso periodo storico, ma restituire, attraverso la sintesi delle forme tipografiche, la continuità di un racconto che attraversa i secoli. Classico e contemporaneo diventano così due espressioni complementari di un’unica identità, capace di evocare la stratificazione culturale del museo e la bellezza custodita nelle sue sale. Come antichi narratori, le mura di Palazzo Bellomo accompagnano ogni visitatore in un viaggio attraverso la storia dell’arte; il marchio ne raccoglie idealmente la voce, trasformandola in un segno riconoscibile, destinato a permanere nella memoria anche dopo la visita.»
«La ricerca e la sperimentazione rappresentano un contributo alla soluzione e al miglioramento della comunicazione e dell’informazione visiva come mezzo educativo. Questa verifica deve essere condotta da tutto il pubblico che ne è non solamente il destinatario ma anche il giudice». Albe Steiner